20 settembre 2007

#22 - Tuttalacriticafilmperfilm (4th issue)

LE RONDE DEL DESTINO

Roberto è un benestante veronese di mezza età che si annoia un po'. Umberto, Mario, Sergio e Flavio sono i suoi amici di sempre. Sono il gruppo del liceo, il gruppo del quartiere, il gruppo del poker il venerdì sera. Ma sono anche cinque moralisti sfiduciati, cinquantenni alle prese con il nuovo che avanza e di cui sanno solo che non lo vogliono. Fino a quando, durante una delle solite battute di caccia che culminano in grandi arrosti di suino e pic-nic sull'Asiago, Roberto propone loro la svolta della vita: le ronde. Cos'è la ronda? Strategia, pianificazione, colpo sicuro e velocità d'esecuzione.

Tanto ingegnosa quanto poco convincente rivisitazione conservatrice della nota pellicola di Monicelli, Le ronde del destino offre allo spettatore una squallida fiction sulle sponde del Po. La regia è incerta, a tratti confusa, né di scuola né sperimentale sembra piuttosto impacciata. La sceneggiatura offre gag truci - come il maiale per disinfettare il treno - che frammentano la narrazione senza alcun senso, e il finale, che si vorrebbe culmine di un climax che non decolla mai, si dipana nel triste, lungo e potenzialmente agghiacciante pestaggio di un nordafricano contro un muro grigio di cemento, banalizzato da una fotografia inetta che lo rende, più che quotidiano, stantìo.

Etichette:

29 maggio 2007

#16 - Tuttalacriticafilmperfilm (3rd issue)

I SOLITI COLPETTI

Nell’Oltrepò pavese grigio di nebbia autunnale, la bella Margherita adempie puntualmente ai propri doveri di casalinga e moglie. Silvio, piccolo imprenditore lavorista, fa tardi tutte le sere. Ogni notte, per ventisette notti al mese, Silvio adempie puntualmente ai propri doveri di marito.
Margherita è un’inedita Veronica Pivetti, abile qui come non mai nel non tradire nessuna emozione che non sia la noia. Il suo viso annoiato sul guanciale, passivamente scosso dai soliti colpetti, si erge a cifra estetica di tutto il film.

La sceneggiatura de “I soliti colpetti” si basa esclusivamente sui silenzi. L’azione è praticamente inesistente e l’idea di raccontarci la storia così come la evocano i silenzi della casalinga di Voghera fa sì che il ritmo risulti piuttosto lento. Ma proprio grazie a questa scelta il film risulta ipnotico e cattura lo spettatore per stringerlo sempre più nell’atmosfera voluta, quando la routine diventa frustrante mise en abyme senza scampo.

Etichette:

30 aprile 2007

#12 - Tuttalacriticafilmperfilm (2nd issue)

ATTRAZIONE FETALE

Romano P. è impegnato in politica. È un uomo arrivato e tranquillo. Ha una bella moglie, una bella casa, due figlie e un cane ma una sera, a un congresso, incontra una sconosciuta di nome Paola B., donna grintosa, aggressiva, circondata da un alone di fascino sado-maso. L’avventura è gravida di conseguenze e, di fronte alle deboli reticenze di Romano, Paola non molla: gli telefona, lo aspetta, gli tende agguati e lo minaccia sotto il fuoco incrociato dei franchi tiratori sulla legge 164. Non c’è più verso di liberarsene.


"Attrazione fetale" non è soltanto, come sembra, il ritratto di una teo-dem repressa, ma il dramma della superficialità (del protagonista maschile) contrastata dal bisogno assoluto di una donna che non si accontenta del provvisorio, ma vuole proibire tutto. Il finale è eccessivamente accomodante, ma la condotta del racconto da parte di un abilissimo Ersilio R. è vibrante e l'interpretazione è convinta.


New Fiction TV: LE TEDESCHE, con la sigla di Cristina D'Avena. Preview on tuttifroci


Etichette:

23 aprile 2007

#10 - Tuttalacriticafilmperfilm (1st issue)

INCONTRI RAVVICINATI DEL TERZO DITO

Il film ha solo una vaga pretesa fantascientifica e, in un crescendo che può durare svariate ore – per chi resista alla tentazione di passare ad altro –, l’ambizione di giungere infine al dunque resta insoddisfatta e il tutto si riduce ad una lunga attesa che risulta in ultima analisi deludere anche le più modeste aspettative.

Etichette: